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La trappola del "nessun Limite"
14.01.2026 |
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"Su come pensava che avrei “letto la stanza”, la "situazione", il suo corpo e perfino i due secondi di attesa prima di dirmi che era "ok"..."
Lei pensa di essere audace oggi."Voglio una scena senza limiti."
Lo dice come se mi stesse consegnando le chiavi del regno. Mi fermo. Il primo giro di juta non ha ancora trovato tensione. Avevo preparato questa sessione di Shibari da giorni, e lei se ne esce con questa frase mentre faccio il primo passante attorno al suo giro vita.
"No, non penso tua la voglia"
Con fare un po scontoso, lei conferma.
"Sì che la voglio. Voglio che tu abbia totale libertà. Nessuna regola, nessun confine. Solo… fai quello che vuoi con me."
Lascio andare la corda. Troppo facile penso, per lei. E cosi glielo faccio notare
"Questo è uno scarico di responsabilità. Lo chiami fiducia così non devi fare il lavoro di conoscere i tuoi limiti."
"È solo che non voglio pensarci troppo."
"Perfetto. Allora ci penso io per entrambi mentre tu resti nella nebbia. Se sbaglio, io divento il cattivo. Se indovino, lo chiamerai magia invece di riconoscere che sei stata solo fortunata e che non ho messo il piede su una mina."
Iniziamo.
LA NEBBIA
Ci sono stato, nella nebbia.
"Fai quello che vuoi con me."
"Sei sicura?"
"Si. Mi fido completamente di te."
Così l’ho fatto. Ho costruito una scena. Ho letto il suo corpo. Ho spinto i suoi limiti. Toccato i tasti del dolore, della paura. Poi ho fatto qualcosa e lei si è immobilizzata. Immobilità sbagliata.
Le chiedo: "Giallo?"
Lei con una calma solo apparente: "No, va tutto bene."
La realtá? Non andava tutto bene, per niente.
Due giorni dopo: il tema. Milleduecento parole su come avrei dovuto capirlo che non andava bene. Su come pensava che avrei “letto la stanza”, la "situazione", il suo corpo e perfino i due secondi di attesa prima di dirmi che era "ok". Su come darmi totale libertà significasse che io dovevo sapere esattamente dove fossero le linee invisibili.
Non leggo la mente, mi muovo dentro i confini che abbiamo stabilito, e avevi confermato piú volte che andava bene.
beh, sai cosa c'é bimba?
Ora traccio io le mie linee.
IL FILTRO DI AUTOCONSERVAZIONE
Adesso, quando qualcuno non mi dà limiti, uso i miei.
"Non hai nemmeno toccato i miei confini."
"Già, questo perché abbiamo toccato i miei."
Non indovino più. Chiedo. Non rispondi? Costruisco la scatola più piccola possibile. Tu ti annoierai. Io dormirò tranquillo questa notte.
Vuoi procedere cosí, o vuoi espandere i tuoi confini? Parliamone, negoziamo.
IL CONTRASTO
"Niente collo. Probabilmente piangerò, ignoralo. Giallo vuol dire che sono vicina al limite. Per il resto? Vai."
"Ricevuto."
La scena è stata un totale massacro. Lei poteva cadere perché sapeva dov’era il pavimento. Io potevo spingere perché sapevo dov’erano i muri.
DOPO
La stanza è silenziosa. La juta è di nuovo nella borsa.
"Non pensavo di potermi sentire così libera mentre ero così limitata"
"Hai disegnato tu la scatola, ricordalo."
Prende il mio ultimo stroopwafel.
"Ehi."
"Cosa? Pensavo fossi tu quello al comando."
"Ho limitato la tua libertà di rubare stroopwafel."
"Avresti dovuto metterlo per iscritto."
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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